Il Pd vuole rivoluzionare per decreto l’Ordine dei giornalisti, la legge 416 sugli stati di crisi e il sistema dei contributi al settore. E’ il senso della proposta di legge depositata oggi in commissione Cultura della Camera.
Un fondo quinquennale per l’editoria, da ripartire annualmente con decreto del presidente del Consiglio o del sottosegretario competente; le deleghe al governo per la revisione del sistema dei contributi, con una serie di criteri tra i quali l’esclusione dai finanziamenti dei giornali di partito e degli organi di informazione dei movimenti politici e sindacali; tra i requisiti necessari per accedere ai fondi, l’introduzione al passaggio all’edizione in formato digitale della testata, anche in parallelo con l’edizione cartacea.
Sono alcuni dei punti qualificanti della proposta di legge sull’editoria presentata oggi dal Pd in commissione Cultura alla Camera. Una mossa per evitare che il 28 in Aula fosse messa ai voti solo la proposta M5S per l’abolizione dei finanziamenti al settore. Il testo – ispirato alla riorganizzazione avviata dal governo, presente in commissione con il sottosegretario Lotti – prevede anche alcune norme immediatamente operative, come l’anticipo dei tempi per il pagamento dei contributi.
Obiettivo generale, “ridefinire, in un quadro di regole coerente e semplificato, la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici”, spiega l’introduzione al provvedimento, “attraverso la previsione di misure orientate a favorire la pluralità e l’indipendenza dell’informazione”, “l’innovazione dell’offerta informativa, in particolare nel campo digitale”, “il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali”, “il finanziamento di progetti innovativi” nonché “misure di sostegno di processi di ristrutturazione e riorganizzazione”.
LEGGE 416 – Da anni si sostiene la necessità di rivedere i requisiti anagrafici e contributiviper accedere ai prepensionamenti. La proposta del Pd vuole dare carta bianca al governo per rivedere il criterio dei 58 anni di età e 18 di contributi per accedere ai prepensionamenti normati dall’articolo 37. E’ ipotizzabile che il requisito di età passi ad almeno 60 anni, se non più, e che il minimo si allontani di molto dai 18 anni di contributi.
ORDINE DEI GIORNALISTI – Altrettanto clamorose le previsioni sull’Ordine. In sostanza il Pd prevede all’interno di questo provvedimento la riforma inseguita da decenni dai settori più sensibili della categoria. Significa che dai 150 membri del Consiglio nazionale si passerà a non più di 18, tra cui 12 professionisti.
IL FONDO PER IL PLURALISMO E L’INNOVAZIONE – Dura cinque anni (2016-2020) e comprende sia le risorse statali per il sostegno al settore, sia quelle del fondo straordinario previsto dalla legge di stabilità 2014. Le risorse vengono ripartite ogni anno con decreto del premier o del sottosegretario competente.
LE DELEGHE AL GOVERNO – Tra i criteri per l’esercizio della delega (entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge), resta confermato l’impianto attuale che vede i contributi destinati alle cooperative giornalistiche e agli enti no profit. Sono ammesse al finanziamento solo le imprese che esercitano attività “autonoma e indipendente”, che concorre a rendere i cittadini in grado di esercitare “in modo libero e consapevole i diritti politici e civili”. Sono esclusi dal finanziamento i giornali di partito e gli organi di movimenti politici e sindacali, i periodici tecnici, aziendali, professionali; salvi, invece, gli organi delle minoranze linguistiche. Tra i requisiti per l’accesso ai fondi, “condizione necessaria” è il passaggio all’edizione digitale, anche in parallelo con la carta. Viene superata la distinzione tra testata nazionale e locale e il contributo viene graduato in funzione delle copie annue vendute.
DISTRIBUZIONE E AGEVOLAZIONI FISCALI – Tra le deleghe, la liberalizzazione di rete di vendita e orari di apertura, la promozione della lettura dei giornali nelle scuole, incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari nel settore.
(Ansa e Puntoecapo)
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